In queste ultime settimane si è parlato molto di mindset.

Tema da tempo popolare in ambito aziendale, rischia di acquisire una connotazione ambigua proprio per via della sua popolarità. Per fare chiarezza, abbiamo analizzato il pensiero degli addetti ai lavori.

Carol Dweck, docente di psicologia a Stanford, afferma che il mindset è una self-perception (percezione di se stessi) che le persone hanno su di loro, e che si  differenzia  in due tipologie:

fixed mindset (mindset fisso)

growth mindset (mindset di crescita)

 


 

Nel primo caso, caratteristiche personali quali abilità creative, carattere e intelligenza, vengono percepite come statiche ed immutabili.

Ne deriva che, in una simile prospettiva, il successo  dipende dall’intelligenza acquisita.

Abilità e competenze predefinite sono valutate attraverso standard altrettanto predefiniti.

La ricerca del successo diventa un qualcosa  collegato alla sensazione stessa di sentirsi intelligenti e qualificati.

La seconda ipotesi, trova invece nelle sfide il suo ambiente ideale.

L’eventuale fallimento  non viene visto come prova di mancanza di intelligenza: si tratta dell’inevitabile prezzo da pagare sulla via della crescita, ed è utile ad ampliare le proprie abilità.

 


 

Alla luce di quanto sopra, il nostro rapporto con successi e fallimenti è enormemente influenzato da quale di queste due tipologie sia prevalente.

In questa prospettiva, diventa utile chiedersi quale sia il modo migliore per ottimizzare il nostro mindset.

Michael Gervais, psicologo clinico e consulente della squadra di football americano dei Seattle Seahawks, parla di tre diversi kinds of mind (tipologie di approccio mentale)

 

negative mind (approccio mentale negativo)

Autocritica, dubbi, preoccupazioni e pensieri limitanti portano ad una costrizione della propria esperienza interiore. Una specie di soffocamento cognitivo, simile a quello del fixed mindset analizzato in precedenza.

positive mind (approccio mentale positivo)

E’ l’ottimismo a farla da padrone, in uno scenario analogo a quello del growth mindset.

no mind (mancanza di approccio mentale pre-definito)

E’ quello che viene definito stato di flow (flusso). I pensieri scompaiono, e si vive immersi nel presente. La situazione ideale per vivere ed operare al meglio del proprio potenziale.

Secondo Gervais, non si può passare direttamente da uno stato di negative mind ad uno di no mind.

Invece, se si resta abbastanza a lungo in uno stato di positive mind, o comunque con un dialogo verso se stessi con toni calmi e neutri, ecco che si riesce ad operare in uno stato di flow.

 


 

Che cosa possiamo imparare da tutto questo?

Affrontare la vita ed il lavoro, in modo da bloccare in origine il pensiero negativo e limitante, che quasi sempre ci creiamo da soli, diventa indispensabile per poter raggiungere una performance ottimale.

Non stiamo parlando di una forma di pensiero positivo di stampo esoterico, ma di un approccio tanto razionale quanto efficace, per raggiungere quello stato mentale in cui tutto scorre al meglio.

Ed allora il mindset non sarà solo un argomento alla moda, ma uno strumento concreto a nostra disposizione.

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