Il primo incontro tra i due giovani psicologi Edward Deci e Richard Ryan avvenne nel 1977 presso il campus dell’Università di Rochester.

Deci aveva appena iniziato la pratica professionale, mentre Ryan era ancora un dottorando. Entrambi condividevano l’interesse per la Scienza della Motivazione, argomento che hanno condiviso e consolidato nel corso di una collaborazione di oltre cinquant’anni, che ha ribaltato la maggior parte delle idee fondamentali in questo campo.

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Prima che Edward Deci e Richard Ryan non aprissero la strada a quello che oggi conosciamo come Teoria dell’Autodeterminazione, gli psicologi dell’ epoca definivano la motivazione semplicemente come “l’energia necessaria per l’azione”.

Il parametro di valutazione era soltanto binario: una persona o aveva la giusta quantità di motivazione o non l’aveva. L’ energia motivazionale veniva considerata come una semplice caratteristica del singolo. In pratica, era possibile misurare la quantità della motivazione che una persona provava, ma non la qualità o la tipologia della stessa.

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Le ricerche dei due studiosi li avevano invece portati a credere che vi fossero diversi tipi di motivazione, in grado di produrre risultati diversi. Decisero quindi di testare le loro idee attraverso un confronto diretto.

In una lunga serie di esperimenti, contrapposero le motivazioni interne (come passione e sentimento)  a quelle esterne (come prestigio e successo), mettendo i risultati a confronto.

La scoperta fu che la motivazione interna è molto più efficace della motivazione esterna in ogni situazione, eccetto quelle in cui i nostri bisogni primari non sono stati soddisfatti. Inoltre emerse che una delle divisioni cruciali si trovava tra la motivazione controllata (motivazione esterna) e la motivazione autonoma (motivazione interna).

Se sei stato sedotto, costretto oppure pressato a fare qualcosa, questa è una motivazione controllata, è un qualcosa che si deve fare.

La motivazione autonoma è invece l’opposto, quando ci si trova a fare qualcosa semplicemente per scelta.

Deci e Ryan in questo modo scoprirono che, in ogni situazione, la motivazione autonoma ha il sopravvento sulla motivazione controllata. L’ autonomia è sempre il motore più potente.

Infatti, in molte situazioni, la motivazione controllata non produce i risultati desiderati, anzi. Quando sono sotto pressione, le persone tendono a cercare scorciatoie.

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L’esempio citato da Deci ama è il caso Enron.

Nei primi anni 2000, il colosso dell’energia decise che il modo migliore per motivare i propri collaboratori i fosse quello di dare ai dipendenti più produttivi importanti incentivi economici, palese esempio di motivazione per seduzione.

Presto la gente capì invece che il modo migliore per ottenere quei bonus era quello di gonfiare artificialmente i prezzi delle azioni, commettendo una frode aziendale che avrebbe in seguito portato la società al fallimento.

Il caso Enron viene spesso presentato come un ammonimento rispetto ai rischi collegati ad avidità e arroganza: in realtà si tratta di un aneddoto su come la motivazione sbagliata possa facilmente produrre comportamenti sbagliati.

 Secondo Deci e Ryan, si sfrutta correttamente l’autonomia quando si agisce per “interesse e divertimento”, allineati “con le nostre convinzioni e valori fondamentali”.

Detto diversamente, il sistema di ricerca ama essere il responsabile dei tipi di risorse che si sta cercando.

 Un’altro elemento scoperto dai due studiosi è che l’autonomia che ci trasforma in una versione molto più efficace di noi stessi. La spinta neurochimica da essa fornita, aumenta la nostra spinta e implementa una serie di abilità aggiuntive.

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Quando controlliamo la nostra nave, siamo più concentrati, produttivi, ottimisti, resistenti, creativi e sani. Il punto? Ottimizzate l’autonomia il più possibile. La vostra biologia vi ringrazierà.

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