All’inizio dell’emergenza Covid-19, in pochi giorni, anche le aziende meno portate all’innovazione si sono trovate a dover far lavorare il proprio team in remoto. Di questo se ne è già parlato in abbondanza.

Sdoganata tale possibilità, in attesa di una normativa che vada oltre le necessità derivate dalle esigenze a breve termine, sono in molti a porsi un quesito: si può pensare di lavorare con persone che vivono in pianta stabile lontani dalla sede aziendale? Se si riesce ad operare in modo efficace anche a distanza, perché limitare i processi di selezione a candidati che abitino in prossimità della sede, o  disponibili ad un trasferimento di residenza?

In questo nuovo scenario, l’azienda informatica di Bolzano potrebbe valutare il web designer di Alcamo. La banca d’affari di Londra, l’addetto al costumer care di lingua italiana in grado di lavorare dalla sua casa di Lissone.

In molti settori come quello del gaming, questa  opzione viene utilizzata già da molti anni, con grande successo.

Rispetto al caso Italia, si inizia a parlare di  south working, la possibilità di poter lavorare senza dover necessariamente emigrare verso nord. A questo si aggiunge anche il fatto di poter sfruttare il più basso costo della vita nelle regioni del sud, che godrebbero esse stesse di una maggiore circolazione di denaro sul territorio. Un circolo virtuoso che, a sua volta, potrebbe generare nuove opportunità e posti di lavoro.

E’ ancora presto per avere le idee chiare rispetto a un tema così complesso: un’ipotesi così affascinante ed allineata con il mondo del lavoro del futuro, non deve però necessariamente essere scartata a priori.

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Nel sistema lavoro delle economie avanzate, i millennials sono oggi uno dei gruppi più importanti.

Si tratta della prima generazione che ha vissuto in pieno i cambiamenti portati da internet: protagonisti assoluti nel mondo delle nuove professioni digitali, ma, al tempo stesso, tra i più esposti a burnout ed alienazione. Come trovare, a livello di management, una soluzione a questi rischi? Il tema è stato trattato dal portale online HR Technologist.

Un’affascinante risposta è quella collegata alla gamificazione delle attività e della valutazione della performance: una generazione cresciuta con i videogiochi e costantemente connessa alla rete è di sua natura fortemente competitiva. Molte aziende hanno fatto leva con successo su questo approccio, dando vita a sistemi di valutazione della performance basati sugli stessi parametri ludici che hanno da sempre accompagnato questa prima generazione di nativi digitali.

In questo scenario, soluzioni come valutazione immediata della performance (instant feedback), analisi valoriale dei collaboratori, utilizzo di strumenti di comunicazione istantanea, si sono rivelate essere molto efficaci in termini di equilibrio tra performance e stress.

Si tratta solo dei primi passi, molte cose devono senz’altro essere ottimizzate, ma la gamificazione è destinata ad avere un ruolo di primo piano nell’organizzazione del lavoro per le generazioni presenti e future dei nativi digitali.

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Mancano pochi giorni alla partenza di Nobìlita B2B, non il solito appuntamento commerciale tra società di consulenza e prospect, ma vere e proprie sessioni di aggiornamento sui temi organizzativi più strategici a livello nazionale e internazionale.

Al festival parteciperà anche il team di Tor – Recruitment & HR Consulting, con due interventi dei nostri consulenti.

Potete prenotare gratuitamente  il vostro posto e ricevere il collegamento per lo streaming, a questo link.

 

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Quando si parla di cambiamento, sono due gli aspetti che devono essere considerati.

Da una parte il cambiamento che viene scelto come percorso di miglioramento aziendale: ad un’analisi preliminare, segue l’implementazione degli step successivi, con una visione a lungo termine.

Dall’altra, invece, la risposta all’emergenza: si opera subito, in modalità provvisoria, senza avere definito i parametri di esecuzione e valutazione.

La seconda ipotesi è quella che la maggior parte delle aziende italiane si trova a vivere in questo periodo, in particolar modo rispetto al lavoro in remoto ed alla gestione di clienti, partner e fornitori.

Usciti da una prima fase di emergenza pura, l’obiettivo primario diventa quello di consolidare il cambiamento “forzato”, in un modello operativo in grado di portare benefici a medio e lungo termine. Quando parliamo di smart working e di digitalizzazione dei processi di marketing e vendita, non stiamo affrontando un tema nuovo. Si tratta di un trend già in essere non solo in aziende nate in una dimensione virtuale, ma presente in tutto il mondo,ad ogni livello.

Un interessante articolo apparso su Ninja Academy, ipotizza che la maggior parte di posti di lavoro post Covid-19 saranno basati sulla flessibilità: il risultato sarà quindi un maggiore livello di alfabetizzazione digitale all’interno delle aziende italiane.

Per finalizzare queste dinamiche, è necessario canalizzare queste competenze attraverso un processo che preveda:

– mappatura delle attività aziendali, propedeutica ad una loro corretta digitalizzazione
– valutazione della procedura di sicurezza dei dati
– rispetto delle normative sulla privacy di collaboratori, clienti e fornitori

Alla base di tutto questo vi sarà poi la necessità di individuare candidati qualificati e preparati a queste nuove modalità di lavoro e di pensiero.

Le tessere del puzzle sono molte: chi riuscirà ad avere una migliore visione d’insieme, riuscirà a garantire a se stesso ed alla propria azienda risultati e benefici a lungo termine.

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In queste prime settimane di riassestamento nel mondo del lavoro post covid-19, le attività pubbliche e private meglio organizzate in termini di digitalizzazione hanno avuto un notevole vantaggio. Lo stesso vale anche per le nazioni: l’esempio più significativo è quello dell’Estonia.

L’economia della repubblica baltica è da tempo impostata su dinamiche tech avanzate. Il governo è digital e la maggior parte dei servizi del paese possono essere somministrati elettronicamente. Da tempo i cittadini estoni votano online e tutte le ricette e procedure mediche sono digitali. Digitale è anche la carta d’identità che contiene all’interno di un unico documento non solo le informazioni personali, ma anche quelle relative a salute, fisco e buona condotta. A livello di affari è poi possibile richiedere una residenza fiscale digitale, che permette di pagare le imposte nel paese baltico. Di fatto, una forma di immigrazione digitale.

Il 99% delle abitazioni estoni è collegato ad una delle più veloci reti internet del continente, mentre il sistema educativo è leader mondiale nell’utilizzo e nello sviluppo di tecnologie digitali. In altre parole, quando il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, la prospettiva di lavorare, studiare o fare shopping dalle proprie abitazioni, non ha provocato in Estonia le stesse difficoltà verificatesi nella maggior parte degli altri paesi. Guardando a quello che già da ieri era il modello di sviluppo dell’Estonia, possiamo trovare molti spunti utili per creare l’esempio su cui realizzare la nostra realtà di domani.

Per maggiori informazioni sul caso Estonia, potete fare riferimento a questo articolo pubblicato da The New Yorker.

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Nei prossimi mesi, la maggior parte delle attività dovranno seguire linee guida molto rigide al fine di garantire il distanziamento sociale in tutte le fasi di acquisto. In questo scenario, i sistemi di retail basati sull’automatizzazione dell’esperienza partiranno con un grande vantaggio.

Da diverse anni Amazon ha sviluppato il suo sistema di punti vendita aperti al pubblico (Amazon Go) basati sulla tecnologia Just Walk Out. In questo negozi si va oltre la tradizionale idea dei totem e delle casse automatizzate: manca totalmente una postazione di cassa fisica. Grazie ad un sofisticato sistema di tecnologie integrate, i clienti possono fare i loro acquisti in autonomia, con le transazioni gestite direttamente da una apposita app. Si entra nel negozio, si scelgono i prodotti, si esce.

Oltre alle centinaia di negozi Amazon Go presenti negli Stati Uniti, altri retailer hanno sviluppato sistemi simili (si pensi solo al colosso Hema in Cina). Come sottolinea l’agenzia Reuters, Amazon ha però messo a disposizione il suo sistema anche ad altri operatori del mercato. Una mossa già decisa nei mesi scorsi, che trova oggi uno scenario molto favorevole

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